Altro che il casino dei treni italiani...
La cosa sorprendente della prima cittadina in cui ci siamo permessi di scendere dal treno durante la sosta era come gli edifici sorgessero dalla sabbia e dalla polvere, senza un po’ d’asfalto ad inserire quei palazzoni da periferia cinese in un reticolo di strade. Sembrava che tutto fosse arrivato lì per caso e non ci fosse stato tempo di dare un contesto urbano a quelle poche case atterrate nel mezzo delle steppe deserte.Ma una cosa ancora più sorprendente è stata la discrezione del treno nel riprendere la sua corsa: non un fischio, un trillo, lo stridere delle ruote… solo la voce lontana di Paolo che mi ha sorpreso mentre io facevo foto ai dintorni, ormai lontano dai binari: “Carlo! Stiamo partendo!!!”. Mi sono girato un po’ stupito ed ho visto quella sfilza infinita di vagoni che si muoveva placida e silenziosa verso la sua nuova meta, che ovviamente era dalla parte opposta a quella dove mi trovavo io. Non ho avuto nemmeno il tempo di immaginarmi al freddo di una notte siberiana, senza cappotto, soldi e documenti, aspettando speranzoso il ritorno di Paolo il salvatore, e mi son messo a correre…


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