Passaggio del confine
Quando al mattino ci siamo svegliati, il paesaggio oltre ai finestrini era quello delle steppe mongole innevate dall’inverno. Il treno si snodava lunghissimo fra le ampie curve che i binari tracciavano in mezzo ad una collina e l’altra e Paolo, il genio delle lingue, comunicava con una coppia di mercanti mongoli attraverso l’uso di un mini dizionario. Così siamo venuti a sapere il perché delle voluminose casse che ingombravano il nostro scompartimento: erano mercanzia che i due compravano in Cina e rivendevano poi in Mongolia. Ma la cosa che stupiva restava il come potessero portare tutta quella roba in due: cosa che quando siamo arrivati ad Ulan Bator si è spiegata con l’arrivo di amici e carri che in un attimo hanno sgombrato tutto e lasciato lo scompartimento per noi.


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